IN BICI GLI ERRORI SI PAGANO

In quinta elementare andavo, ai tempi era perfettamente normale, a scuola in bicicletta.

Il tragitto era breve e banale e ai bambini la routine non piace. Così cercavamo in ogni modo di rendere il percorso più interessante e avventuroso. Scendevamo dal prato invece che dalla strada. Facevamo le gare sulla discesa della piazza. Percorrevamo l’intera Via Burgo senza mani.

Un giorno Sergio, che tra noi in bici era il più abile, ebbe un’idea malsana: scendere in bici dalla gradinata della Chiesa. Noi avevamo paura, così quel giorno scese solo lui, senza problemi.

Si sa come funziona la mente di un bambino di 11 anni. Tutto è sfida, tutto è competizione. Il giorno dopo scese anche Oscar, anche lui senza difficoltà. Io ero terrorizzato, ma non volevo ammetterlo a me stesso e agli altri. Così ci provai. E andò bene.

Mi sembrò di entrare in una specie di élite, anche perché nessun altro pareva intenzionato ad aggiungersi quel gruppetto di incoscienti.

Presi anche dimestichezza, così ogni giorno quella scalinata mi pareva più semplice e meno pericolosa. Finché una volta, lo zaino particolarmente pesante mi sbilanciò in avanti, io frenai e BAM. Facciata tremenda sui gradini di pietra. Sangue ovunque, labbro e incisivo spaccati.

Gli amici del cortile mi aiutarono: Paolo, che era un po’ più grande e passava di lì per caso, mi prese in braccio e mi portò a casa in auto. Elisa e Alberto si preoccuparono della mia bicicletta.

Da quel giorno il mio aspetto non fu più lo stesso. Il labbro rimase gonfio per mesi e si deformò per sempre. Per due volte, dopo qualche mese e dopo qualche anno, dovetti ricostruire il dente rotto dal dentista. La seconda ricostruzione, operata senza anestesia per eccesso di preoccupazione di mia madre, fu particolarmente dolorosa e traumatica.

A distanza di 30 anni, a parte la leggera deformazione al labbro a cui ormai mi ero abituato, credevo di aver finito di pagare quella stupidata. Fino a ieri sera, quando ho addentato con troppa veemenza un pezzo di coniglio e il dente è saltato di nuovo. Per la terza volta.

Non si può pretendere che un bambino di 11 anni sia particolarmente prudente. Ma da quel momento, il mio labbro e il mio dente sono sempre stati un monito: in bici gli errori si pagano, anche a lungo termine. E mediamente, a me è andata anche di lusso.

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