COSA È CAMBIATO NELLA COMPONENTISTICA DELLE BICICLETTE NEGLI ULTIMI 30 ANNI?

Chi si aspetta un post tecnico rimarrà deluso. Del resto, non l’ho mai nascosto, io mi reputo preparato sul lato romantico del ciclismo, mentre su quello scientifico e tecnologico resterò sempre un niubbo. Eppure questa storia è del tutto vera e ha a che fare con entrambe le sfere…

Correva l’anno 1990 e io superai brillantemente gli esami di quinta elementare. Grazie, grazie. Ai quei tempi cavalcavo un rampichino bianco e azzurro da bambini di marca Airolg. Non aveva niente che non andasse, ma i miei amici in cortile mi prendevano in giro perché sostenevano che si leggesse ‘Gloria’ e che quindi fosse una bici da femmina.

Quindi, come premio per il risultato scolastico, chiesi un’altra bicicletta. A mio papà non piaceva buttare via i soldi e rifiutò, perché effettivamente la mia Airolg-Gloria mi andava ancora bene. Ma fui molto insistente e alla fine l’ebbi vinta. O quasi.

Difatti, quando andammo a scegliere la bicicletta al ‘Casartelli’ di Cernobbio, ignorò i mezzi per bambino e mi portò nella zona dove c’erano quelli da adulto. “Sono giganti” obiettai. “Almeno ti dura” replicò. Scelsi una ‘Scott Peak’ di colore arancione/nero. Un oggetto onesto di media gamma di allora, prezzo 700.000 lire. Mi pareva la bici più bella dell’universo, sebbene pochi anni dopo, quando la prestai a mio fratello per salire sul Monte Bisbino, mi disse, testuali parole:” Non so come fai a starmi dietro con questo cancello.” Era una bici robusta, ma pesantissima.

Non la portammo a casa subito. Mio papà voleva farmi una sorpresa che però non riuscì. Il weekend successivo mi svegliai eccitatissimo perché saremmo andati a prenderla. Scesi in cortile e condivisi la gioia con i miei amici. Elisa mi stupì:”Ma è arancione? L’ho vista sulla macchina di tuo papà ieri sera”. Così andai in garage, alzai la saracinesca e la mia fantastica bici era lì che mi aspettava.

Ero felice come un bambino, del resto ero proprio un bambino. Di 10 anni con una bici da adulto e con un leggerissimo problema: non riuscivo neppure a salirci. Ma ero molto tenace: individuai un muretto, saltai sulla bici modello cavallo e partii. Superato il primo problema, ecco subito il secondo: “come faccio a fermarmi?”. Semplice, tornavo allo stesso muretto. Ovviamente non erano consentiti intoppi durante il percorso.

Piano piano crebbi, e con quella bici ne feci di cotte e di crude. Gare in cortile, ci andavo a scuola, poi al campetto con gli amici, poi al quadrato di Tavernola a fare i salti. Da più grandicello iniziarono i giri e le gare per le strade del paese, della provincia, i sentieri. Sono stato sul Bisbino, sul Generoso, al Rifugio Prabello, sul Ghisallo. La usavo per andare a pescare e per portare in giro la morosa. La Scott arancione era parte di me. Quando studiavo all’Università a Milano, la usavo per andare in stazione e poi prendevo il treno.

Un giorno, al ritorno, la mia bici non aveva più sella e canotto. Non capivo per quale motivo, su decine di biciclette presenti, avessero rubato la sella proprio a me. Purtroppo scoprii presto che, chissà come mai, il canotto di quella bici era più stretto di quello standard. Ai tempi Amazon non esisteva e io ero abbastanza pigro. Girai un paio di negozi senza successo e alla fine la mia bici, dopo 22 anni di onorato servizio, fu abbandonata e infine rottamata.

Solo 10 anni dopo decisi di comprare una nuova mountain bike, optando per una modesta Rockrider della Decathlon. Dopo tre mesi avevo a disposizione un ‘check-up gratuito’, che sfruttai per registrare i freni che non frenavano e il cambio che non cambiava. Dopo un solo anno di utilizzo mi si spezzò la catena. La portai al negozio e fui anche rimproverato perché ‘non avevo lubrificato a dovere le parte meccaniche’. Sicuramente il solerte meccanico aveva ragione. Mi cambiò catena e pignoni, sentenziando che, comunque, se usi tanto una bicicletta, più o meno una volta all’anno è un’operazione che va fatta.

Che cosa?

Siete curiosi di sapere quante volte ho portato la mia Scott Peak dal meccanico in 22 anni?Zero.

Quante volte ho cambiato catena e pignoni?
Zero.

Quante volte ho semplicemente pulito e ingrassato la catena?
Zero.

Quante volte ho registrato il cambio?
Zero.

Quante volte mi ha lasciato a piedi in 22 anni?
Zero.

Diamo sempre per scontato che il progresso tecnologico porti solo dei grandi vantaggi ai cicloamatori, ma evidentemente non è così, soprattutto per tutti quei ciclisti che non hanno enormi pretese di prestazioni, ma desiderano una bella bicicletta robusta a manutenzione ridotta. O addirittura zero.

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