DIVENTARE CAMPIONE A 31 ANNI SI PUÒ: SONNY COLBRELLI [attenzione, contiene polemiche]

Lunedì mattina l’Italia si è risvegliata ‘paese ciclistico’. Mentre cercavo le mie parole migliori per descrivere la straordinaria impresa di Sonny Colbrelli, mi è bastata una rapida carrellata su siti e social per scoprire che non sarei riuscito ad aggiungere qualcosa di nuovo a quanto detto e scritto, anche da chi il ciclismo l’ha sempre ignorato e persino su importanti testate nazionali che, non riuscendo a coprire tutti gli eventi World Tour, spesso fingono che non siano mai stati disputati.

Meglio così. Non parlerò quindi della Roubaix, ma di ciò che è avvenuto prima.

Per chi non lo sapesse, Sonny corre per la Bahrain Victorious, squadra intorno alla quale, nel corso del 2021, sono stati ricamati numerosi sospetti, mai provati, su presunte attività illecite volte a migliorare le prestazioni sportive degli atleti. Durante il Tour de France la Gendarmerie ha addirittura fatto un blitz nell’albergo dove alloggiava la squadra e ha sequestrato materiale ed effetti personali a staff e corridori. Senza trovare nulla.

La cultura del sospetto, nel ciclismo, è dura a morire. Non è strano, perché il ciclismo ha tradito molte volte in passato, e i veri innamorati perdonano, ma non dimenticano, e hanno ormai perso ogni traccia di ingenuità. La Bahrain, fino a prova contraria, ha lavorato eccezionalmente bene, scoprendo nuovi corridori come Mader, Tratnik, Padun, Bauhaus e Haig, rivitalizzando corridori che si erano un po’ persi come Mohoric e Teuns e ottenendo grandi risultati da corridori più avanti negli anni come Caruso e Haussler. È ovvio che quest’anno hanno trovato una quadra perfetta delle innumerevoli variabili che compongono il ciclismo. Punto.

Eppure quante testate, sopra (appositamente non) menzionate, non lesinavano articoli che lanciavano sospetti contro la squadra, soprattutto quando a vincere erano gli stranieri? Invece, curiosamente, nessuno ha mai avanzato gli stessi sospetti per lo strepitoso Giro d’Italia di Damiano Caruso, perché lì era troppo bello e volevamo godercelo tutti. Campanilismo ipocrita.

Su Colbrelli, poi, il lavoro è andato ben oltre la semplice ottimizzazione di materiali, nutrizione e preparazione fisica e mentale. Hanno proprio cambiato la natura del corridore, più o meno come quando Carletto Mazzone spostò Pirlo da trequartista a regista davanti alla difesa.

Colbrelli era un velocista in grado di tenere anche in percorsi mossi, molto competitivo negli arrivi in leggera salita. Ha vinto le sue oneste corse, ma non è mai stato considerato un campione, tant’è che negli ultimi anni è stato spesso sacrificato al ruolo di gregario. In Bahrain hanno capito che era qualcosa di più: ha lavorato tantissimo in salita ed è diventato uno dei corridori più solidi per le corse di un giorno, alla veneranda età di 31 anni. Particolarmente interessanti e indicative le sue prestazioni al campionato italiano, dove ha tenuto in salita le ruote di Vincenzo Nibali, e all’Europeo, dove ha fatto la stessa cosa con Remco Evenepoel. E ha vinto entrambe le corse.

Come è possibile?

È possibile, perché il ciclismo è lo sport più meritocratico di tutti. Premia la fatica, la costanza, lo studio e la preparazione. Trovare la ‘quadra’, personalmente e con l’aiuto del team, permette di fare il salto di qualità anche quando non sei più giovanissimo.

Per questo credo in Sonny e credo nella Bahrain. E domenica mi sono unito, dal mio divano, alle sue urla e al suo pianto nel velodromo di Roubaix.  Non perché io voglia saltare sul carro del vincitore, che mi sembra decisamente già troppo affollato.

La verità è che il ciclismo è uno sport meraviglioso con ancora tante cose da scoprire, dal punto di vista umano e da quello tecnologico, e non dobbiamo rifiutare a prescindere ciò che non sembra avere una spiegazione semplice e immediata.

Vale per il ciclismo professionistico e anche per quello amatoriale: conosco un ragazzo che pochi anni fa pesava 120kg e oggi, a 37 anni, arriva nei primi 20 alle Granfondo. Io stesso, nella mia vita, ho fatto tanti tipi di sport: calcio, atletica leggera, corsa su strada, corse campestri, pallavolo. In ognuna di queste discipline, superati i 25-30 anni, più diventavo vecchio più diventavo scarso. Ci puoi mettere l’esperienza, ma la forza diminuisce e gli acciacchi aumentano. Invece, pur andando in bicicletta da quando sono bambino, non sono mai andato forte come quest’anno, e ne ho 41. E vedo ultrasessantenni in pensione che si allenano tutti i giorni e vanno molto più di me.

E continuo a sudare e a pedalare, spinto dal fatto che, nonostante la mia età, ho ancora tanti margini di miglioramento.

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