CHI SONO I CICLISTI E PERCHÉ È IMPORTANTE CAPIRLO

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Oltre a ciclista, sono anche automobilista e motociclista, e ho imparato che per cercare di evitare incidenti non basta rispettare il codice della strada ed essere prudenti, ma occorre avere mille occhi e prevedere le mosse degli altri mezzi che occupano la strada.

Prevedere il comportamento degli altri non è semplice, perché bisogna ragionare per categorie ed è molto pericoloso.

Pensate a quante categorie di automobilisti conoscete: ci sono gli spericolati, gli anziani col cappello, i principianti, gli impediti, quelli che vanno pianissimo, eccetera. Credo che ognuno di voi possa aggiungere almeno un gruppo, vero o presunto, reale o stereotipato che sia.

Poi dovete essere in grado di individuare, con una rapida osservazione, a quale categoria potrebbe appartenere l’automobilista che state per incrociare o che vi viaggia davanti o dietro.

Ne vedete uno allo stop, notate la sua auto, la sua faccia e vi chiedete: “Questo uscirà fuori all’improvviso?”. Se ha la macchina tutta scassata e la faccia da scemo, non importa che voi abbiate la precedenza o meno, vi conviene rallentare e farlo passare. Se state per superare un’auto e vi accorgete che va a zig-zag, controllate se chi la guida è al telefono e aspettatevi qualunque cosa.

Eppure, nonostante tutte le differenze, gli automobilisti restano molto più omogenei e prevedibili dei ciclisti, per velocità e per comportamento.

Per questo mi incazzo tutte le volte che leggo (ogni giorno) che ‘I CICLISTI’ fanno questo, fanno quell’altro e sono tutti dei pazzi rompiscatole plasmati con lo stampino.

Ma chi sono i ciclisti che molti percepiscono come massa omogenea di imbecilli?

Sulla strada potete incontrare la nonnetta che va a comprare il pane con la Graziella, Vincenzo Nibali che si allena per il Giro d’Italia e tutte le sfumature che stanno mezzo, purché siano in sella a una bicicletta.

La nonnetta sarà lentissima, userà i marciapiedi e le ciclabili, scenderà dalla bici e attraverserà la strada a piedi. Vincenzo Nibali probabilmente vi supererà in discesa come un proiettile, non utilizzerà le ciclabili o i marciapiedi perché rischierebbe di ammazzare qualcuno oltre che distruggere la bicicletta.

È chiaro che non potete aspettarvi che le mosse che farà la nonnetta siano le stesse che farà Nibali.

Se superate la nonnetta pochi metri prima di entrare in una rotonda, probabilmente potete dimenticarvi di lei, perché ora che entrerà nella rotonda voi sarete già arrivati a destinazione. Ma se lo fate con Nibali, che viaggia in pianura a cinquanta all’ora, quando entrerete nella rotonda ve lo ritroverete alla vostra destra, e se prendete la prima uscita ci sono buone probabilità che lo investirete.

E poi ci sono i bambini, imprevedibili per definizione, ci sono quelli che usano la bicicletta come mezzo di trasporto, ci sono i cicloamatori scarsi, quelli più forti, quelli che guidano bene e quelli che guidano male, quelli che rispettano il codice e gli incoscienti. Ci sono i rider, quelli con le biciclette elettriche, quelli con la pedalata assistita, i cicloturisti, i ciclo-crossisti, le famiglie che vanno a spasso.

Ecco, questi sono i ciclisti.

Vanno a scuola o al lavoro, o stanno già lavorando, vanno a fare la spesa, si allenano, si divertono o vanno a zonzo.

Ognuno di loro è diverso.

Perché in molti paesi è stato dimostrato che, paradossalmente, all’aumentare del numero dei ciclisti in strada diminuisce il numero di incidenti che li coinvolgono?

È una questione di consapevolezza: più ne vedi, più impari a conoscerli, a capirli, a prevedere le loro mosse, giuste o sbagliate che siano. Sono i paesi dove c’è una cultura ciclistica rispetto al nostro.

La velocità è l’elemento più importante, perché gli automobilisti faticano a percepire la velocità di percorrenza dei ciclisti.

Se io sono in automobile o in moto e percorro una discesa, è difficile che qualcuno esca all’improvviso e mi tagli la strada, perché se mi vedono arrivare sanno che ho una certa velocità e nessuno sceglie deliberatamente di provocare un incidente: calcola, spesso velocemente e istintivamente, se fa in tempo a occupare la carreggiata senza arrecare danno agli altri.

Quando arrivo in bici, invece, saltano fuori da tutte le parti. Non vogliono deliberatamente stendermi, semplicemente non si rendono conto che in discesa senza pedalare una bicicletta raggiunger tranquillamente i 45-50km/h, praticamente il limite consentito, e in più ha uno spazio di frenata maggiore di un’auto o una moto.

Capire i ciclisti, o almeno provarci, è importante per la sicurezza di quella categoria fragilissima che ancora oggi, in Italia, conta un morto ogni 34 ore.

Certo, è divertente la dinamica di gruppo degli automobilisti che sui social, al bar o al tavolo si trovano tutti d’accordo dicendo che i ciclisti sono fastidiosi, ma anche basta. Tanto lo sappiamo bene che è un desiderio recondito dell’uomo allearsi contro un nemico, e se non lo trovate nel ciclista vi insultate comunque tra di voi, perché tutti quelli che vanno più piano di voi sono degli impediti, tutti quelli che vanno di più sono degli imbecilli.

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