UN UOMO SOLO AL COMANDO

Quando porto in giro le mie bimbe, anche a piedi, indosso magliette da ciclismo. Son d’accordo con voi, per moda e estetica non è il massimo, ma volete mettere la funzionalità? “Papà, voglio l’acqua!” – Tac –“Papà, mi serve un fazzoletto!” – “Tac”.

Sabato scorso, durante un’escursione sul Colle di San Maffeo, indossavo la maglietta disegnata per celebrare il 70° anniversario della più grande impresa di Fausto Coppi: la Cuneo-Pinerolo del 1949. Nel 2019, insieme al gruppo Retour, ripercorremmo quella tappa in onore del campionissimo.

In cima al colle, una coppia di deliziosi anziani guardava il panorama su una panchina. Mentre la signora parlava e giocava con le mie bimbe incuriosite, lui mi guardava e piano piano si avvicinava. Poi ha posato lo sguardo sulla mia maglietta e la sua espressione è cambiata. Gli occhi sono diventati malinconici mentre la sua bocca abbozzava un sorriso.

Senza che mi dicesse nulla io ho iniziato a parlare, sentendo di avere una bella storia da raccontare. Lui mi ha ascoltato, paziente ed educato, ma la vera storia da raccontare l’aveva lui.

Il 10 giugno del 1949 io avevo all’incirca -31 anni. Lui ne aveva +16 e in casa non solo non aveva la televisione, come la maggior parte degli italiani, ma non aveva neppure la radio. Così, insieme a suo papà, suo fratello e ad alcuni amici andò nella piazza del paese, sperando di poter seguire la radiocronaca della tappa nell’unico bar esistente. Furono in molti ad avere la stessa idea: praticamente tutto il paese era lì, anche coloro che una radio l’avevano, ma non volevano perdersi una di quelle occasioni, oggi sempre più rare, in cui la comunità si riunisce.

Mi raccontò di un solerte elettricista che riuscì a collegare l’amplificatore della radio con un megafono, così che anche quelli rimasti fuori dalla piazza potessero sentire. E poi pronunciò quella frase che avrò sentito nella mia vita almeno un milione di volte, e che ho anche fatto stampare sulla maglietta.

“Un uomo solo al comando”.

Ascoltando rapito il racconto di quell’uomo, che in quel momento era accanto a me con il corpo, ma con l’anima e la mente era in un preciso momento indelebile del passato, ho capito una cosa: io quella frase l’avrò anche sentita un milione di volte, ma nessuno potrai mai regalarmi l’emozione che provò lui quando sentì, in diretta, la voce di Mario Ferretti, e anche mentre me lo raccontava, oltre settant’anni dopo, sul quel prato sul Colle di San Maffeo.

Lui, malinconico a ricordare la sua gioventù. Io, altrettanto malinconico a rimpiangere una cultura ciclistica che l’Italia si è dimenticata.

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