11° TAPPA GIRO D’ITALIA: IL CICLISMO DI OGGI RICHIEDE DI ESSERE MANICI SULLO STERRATO, EVENEPOEL SI ARRENDE AI PROPRI FANTASMI

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La tappa di oggi nel Montalcino strizza l’occhio a Eroica e Strade Bianche, con i suoi lunghi tratti di sterrato. Davanti c’è una fuga con oltre 14 minuti di vantaggio, ma chi si aspetta che dietro facciano una passeggiata godendo i paesaggi meravigliosi, si sbaglia di grosso.

Inizia il primo tratto di sterrato: pianura e poi discesa. Il gruppo lo prende con due treni davanti, non due corridori: Remi Cavagna e Filippo Ganna. Bernal non ha problemi a seguire il compagno, invece Evenepoel si attacca ai freni, ha paura di stare a ruota di quello davanti. È evidente che deve ancora combattere i fantasmi dell’incidente del Lombardia. E si stacca. La Ineos se ne accorge e accelera.

Alla fine del tratto ci sono 30 secondi tra il primo gruppo, dove ci sono Nibali, Ciccone, Soler e Carthy, e il secondo con Evenepoel, Vlasov e Yates. Grande tensione, grande fatica degli uomini Deceunink e Astana che riescono a chiudere. Ma è solo l’antipasto di quello che deve ancora succedere: tra poco c’è un settore sterrato di 13km con anche un muro con pendenze rilevanti.

Sono spariti già alcuni uomini di classifica, come Davide Formolo e Daniel Martin. Nel punto più duro si stacca anche Sagan, che però riesce a rientrare dopo lo scollinamento. Che bello vederlo pedalare così, per il puro spettacolo, visto che lui la classifica non la cura, i primi hanno ancora oltre 9 minuti di vantaggio e al traguardo mancano 45km. Ma il percorso è troppo duro per lui, e sullo strappo successivo alza bandiera bianca. In questo tratto la Ineos sembra non voler infierire su Evenepoel, che tra l’altro è rimasto con solo Almeida al suo fianco, o più semplicemente hanno capito che non possono spendere troppe energie altrimenti lascerebbero Bernal da solo negli ultimi chilometri di corsa.

Mancano 24km e la Ineos ha ancora 3 uomini là davanti a fare babysitting a Bernal. Mi spiace ammettere che in realtà ‘là davanti’ ci sono altri corridori che sbuffano e che si giocheranno la tappa, ma non riesco a entusiasmarmi. Avrei preferito che una tappa affascinante come questa se la giocassero uomini di primo piano. Intanto, nei vuoti di telecronaca dei player di Eurosport, si sente in diretta la preoccupazione (per non dire il terrore) degli operatori con le telecamere, che dicono in continuazione ai piloti delle moto di andare piano e stare attenti. Anche loro non si sentono sicurissimi su questo terreno.

Evenepoel affronta il penultimo tratto di sterrato nell’ultima posizione del gruppo e prega che nessuno lo attacchi. Simon Yates lo guarda storto, quel posto solitamente è il suo. E Bernal, rimasto da solo, si mette a tirare in testa al gruppo, aiutato da Vlasov. E Remco si stacca, non riesce proprio a spingere.

La Deceunink decide di tenere Almeida nel gruppo di testa, mentre Gianni Moscon, strepitoso, si mette davanti a tirare e a creare un solco tra il suo capitano ed Evenepoel. Quando Evenepoel chiama l’ammiraglia qualcuno pensa al peggio. È evidentemente in difficoltà, ma mancano solo 13km al traguardo. Solo a questo punto dall’ammiraglia fermano Almeida, e scatta il retropensiero delle recenti parole di Lefevere e del mancato rinnovo del contratto del portoghese, che a fine anno passerà alla Bora-Hansgrohe.

C’è grande selezione nello sparuto gruppetto maglia rosa, dove resistono, oltre a Bernal, Buchmann, Carthy, Yates, Vlasov e Caruso. Questi paiono essere coloro che si giocheranno il Giro d’Italia 2021. Evenepoel si pianta definitivamente sull’ultima salita e dice addio alle velleità di classifica, prenderà oltre due minuti dai diretti rivali.

Quando attacca Vlasov sembra stia andando forte, ma poi attacca Bernal e sembra stia facendo un altro sport, uno di quelli sulle piste con i motori da 1000cc. Ah già, scusate, sta arrivando la fuga: allo sprint a due vince lo svizzero SCHIMDT che batte per l’ennesima volta un italiano, il buon Covi, che aumenta il bottino di secondi posti per i nostri compatrioti a questo Giro.

Bernal arriva con Buchmann, Vlasov prende 23 secondi, un paio di secondi prima degli altri superstiti. Ciccone perde 1.47 da Bernal, Soler 2 minuti, Evenepoel, con Almeida e Bardet, prendono 2 minuti e 18.

Una bellissima tappa, che ci insegna che per vincere nel ciclismo di oggi bisogna saper fare un po’ tutto: non basta andare forte in pianura, in salita, in discesa e a crono, ma bisogna anche saper guidare la bicicletta anche sullo sterrato.

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