REMCO NON LO SA

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A Erno, lungo la discesa che dalla Colma di Sormano porta a Nesso, c’è una grotta con una madonnina, cui la gente del posto è molto devota. Qualche anno fa un ragazzo perse il controllo della sua bicicletta e cadde in un burrone; fu recuperato dai volontari del soccorso, sdraiato su un soffice manto d’erba diversi metri sotto il livello della strada; il suo corpo sembrava essere stato adagiato appositamente affinché evitasse i sassi appuntiti che lo circondavano, il più grosso a pochi centimetri dalla sua testa.

“È stata la Madonna a salvarlo, non noi”, dissero i volontari del soccorso intervistati da un giornale locale.Per gli appassionati di ciclismo quel tratto di strada non è come tutti gli altri.

Non solo per gli amatori che, come me, bazzicano quelle bellissime strade tra lago e montagna, ma anche per chi segue i professionisti, in quanto il triangolo lariano è teatro dei chilometri finali di una classica monumento: Il Giro di Lombardia.

Il Giro di Lombardia è conosciuto anche come ‘la classica delle foglie morte’, in quanto solitamente si corre in autunno. Nel 2020, anno pazzo in tutti i sensi, si corse ad Agosto, quando le foglie erano vive e decisamente accaldate.

Scelsi quel giorno per iniziare moglie e figlie alle corse e le portai sul percorso. Tra i corridori ce n’era uno in particolare che desideravo vedere, forse il più fenomeno della generazione di fenomeni: Remco Evenepoel, alla sua prima monumento da protagonista a soli 20 anni. Approdato al ciclismo dopo essere stato capitano della nazionale belga di calcio under 17, fu promosso professionista senza neppure scomodarsi di correre nei dilettanti, dopo aver vinto, nel suo ultimo anno da juniores, tutte le corse a cui aveva partecipato.

Ci posizionammo su un tornante a Zelbio, dopo aver percorso un tratto di bosco a piedi. Iniziarono a passare le moto, la polizia, qualche giornalista. Sfrecciò la macchina di inizio corsa con le bandierine rosse e si iniziò a sentire l’inconfondibile rumore dell’elicottero. L’attesa, nel ciclismo, è emozione preludio di un’emozione più grande, che poi in realtà durerà solo pochi, intensissimi secondi.

Sfrecciarono finalmente i corridori, lanciati in discesa a una velocità impressionante. In testa non poteva esserci nessuno se non Vincenzo Nibali, forse il miglior discesista del mondo. Alle sue spalle un drappello ristretto di corridori, tutti molto forti. In ultima posizione proprio Remco Evenepoel. Dopo un minuto alcune persone intorno a noi che seguivano la corsa sul cellulare iniziarono a urlare. “È caduto nel burrone!”. Alcuni si affacciarono dai terrazzamenti guardando il bosco sottostante, altri iniziarono a scendere a piedi lungo la strada. “Evenepoel è caduto dal ponte”, disse qualcuno. “Non lo trovano.”

La corsa passò in secondo piano, seppure i corridori che si erano staccati sul terribile Muro di Sormano continuassero a passare alla spicciolata. Persino un’ambulanza scese a tutta velocità tra i corridori, mentre l’elicottero non si spostava da sopra la nostra testa.

Poche curve sotto di noi, l’inesperto e sfortunato Remco era caduto nella trappola del ponte. Un passaggio complicato che gli amatori locali e i professionisti navigati conoscono molto bene: una curva cieca ad alta velocità seguita da un restringimento improvviso della carreggiata. Come dimenticare l’immagine della sua bicicletta ‘scossa’ appoggiata sul muretto da un meccanico con una manovra veloce.

Remco fu presto individuato, immobilizzato e recuperato dallo stesso gruppo di volontari che anni prima avevano soccorso il ragazzo del posto. Più o meno nello stesso punto. Si verrà poi a sapere che i due hanno subito lo stesso infortunio: frattura del bacino. Infortunio grave per un corridore, un vero e proprio miracolo per un uomo che precipita in un burrone.

Sono passati più di 7 mesi da quel giorno. Remco, dopo lunga e difficoltosa riabilitazione, è tornato finalmente in sella, ma non parteciperà ad alcuna gara prima del Giro d’Italia, dove tutti lo aspettano curiosi della condizione con cui si presenterà. Io mi sbilancio, forse spinto più dal romanticismo che dalla logica, e dico che lo vincerà.

Tornerà proprio in Italia, dove tutto si interruppe improvvisamente. E forse qualcuno gli dirà che quel giorno non furono i volontari del soccorso a salvarlo, ma una piccola madonnina di marmo in una grotta, nascosta a poche centinaia di metri di distanza…

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