COME PERDERE LA MILANO-SANREMO

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Diciamoci la verità, la Milano Sanremo 2021 ha lasciato un po’ di amaro in bocca a molti di noi appassionati, proprio nell’anno della clamorosa diretta integrale di oltre 8 ore che tante liti in famiglia ha provocato. Ci aspettavamo qualcosa di diverso, qualcuno di diverso.

Tuttavia, vorrei sfatare un mito: Jasper Stuyven, divenuto protagonista di meme a partire da un secondo dopo l’arrivo, è un signor corridore. Ha vinto poco, dirà qualcuno di voi. Ha vinto la Milano Sanremo con testa e con gambe, dico io. Tante, tante, gambe e tanta, tanta lucidità. Perché fare quello che ha fatto dopo 300km a 44km/h di media, mentre alcuni sui colleghi più blasonati spingevano la bici a mano sul Poggio, un corridore normale non può farlo.

Però, perdonatemi qualche chiacchiera da bar. Non ho intitolato questo articolo “Come vincere la Milano Sanremo”, per il semplice motivo che nessuno lo sa, neppure i direttori sportivi più navigati. La Milano Sanremo è forse la corsa più difficile da vincere in assoluto, soprattutto se parti favorito. Mostri sacri come Philippe Gilbert e Peter Sagan non sono riusciti a imporsi neppure nei loro momenti d’oro.

La Milano Sanremo 2021 sembrava già scritta prima della partenza: Van der Poel, Van Aert, Alaphilippe contornati da circa 200 comparse. Lo scrivevano i giornali, lo confermavano i bookmakers. Nel ciclismo, chi parte favorito deve assumersi la responsabilità di controllare la corsa. Ci sta. Infatti, fin dalla gelida periferia milanese del mattino, mentre 7 eroi si godevano la luce dei riflettori con 6 minuti di vantaggio, il gruppo era trainato da altri 3 eroi delle squadre dei favoriti.

Come da copione, dopo 250km di nulla televisivo, ma di enorme fatica per tutti i corridori, si arriva sull’Aurelia. I tre capi (Mele, Cervo e Berta) sono poco più di cavalcavia, ma dopo 6 ore a una velocità che un cicloamatore fatica persino a raggiungere, già ci dicono chi la Sanremo non la vincerà. La Cipressa, che non sarebbe neppure GPM al Giro d’Italia, si trasforma in uno Stelvio e per molti velocisti sarà per l’anno prossimo.

Eccoci al Poggio: Van der Poel, forse perché rimasto senza uomini, forse perché un po’ gigione, lo affronta in venticinquesima posizione. Risale, sprecando troppe energie. Là davanti Van Aert non attacca, Alaphilippe aspetta un cenno dall’ammiraglia, perché nel gruppo c’è ancora il suo compagno di squadra Bennett che in caso di arrivo in volata è il più forte. Il cenno arriva, in ritardo. Alaphilippe ci prova, ma il Poggio è quasi finito e rimangono in tanti, troppi. Ma non Bennett.

A questo punto mi piacerebbe sentire l’audio dell’ammiraglia di Patrick Lefevere, sanguigno DG della Deceuninck, e soprattutto mi piacerebbe conoscere la lingua fiamminga per apprezzare le sfumature della sua rabbia. Nel gruppetto ci sono ancora i migliori, con un sorprendente Caleb Ewan, velocista della Lotto Soudal che ora fa paura a tutti. Arrivano in fondo alla discesa.

Nel gruppetto ci sono i tre superfavoriti, un bel po’ di gente veloce, ma soprattutto 3 squadre con 2 uomini. Sono la Ineos, che ha sacrificato Ganna sul Poggio per tenere alto il ritmo per Pidcock e Kwiatkowsky, la Bora che ha ancora il fresco vincitore della Parigi Nizza Schachmann e soprattutto Sagan, e la Bahrain con il passistone Mohoric e il veloce Colbrelli.

Questione di secondi, ma il dubbio è amletico: ora chi tira? Stuyven, che pure non è lento ma si sente battuto in volata, capisce l’indecisione e parte come un missile. Il gruppetto attende qualche secondo. 6 ore di gara, ma la Milano Sanremo si decide in quei secondi.Tutti aspettano che siano i favoriti a chiudere il buco.

Ma loro, rimasti senza compagni di squadra, non lo fanno. Chiudere il buco in questo momento equivale a perdere la volata. Il ritmo non è velocissimo, infatti il buon Kragh Andersen riesce a uscire dal gruppetto e ad accodarsi a Stuyven, che ne approfitta per tirare il fiato alla sua ruota e poi fare un ultimo sovrumano sforzo e vincere la corsa.

Ewan arriva secondo, Van Aert terzo. Riavvolgiamo il nastro e fermiamo il tempo. Mancano 800 metri al traguardo ed è ormai evidente che nessuno dei tre favoriti, ai quali aggiungiamo di diritto Ewan, ha intenzione di chiudere. Questo è l’esatto momento in cui in molti hanno deciso di perdere la Sanremo.

Solo Van der Poel prova a ripetere, tardivamente, il numero dell’Amstel Gold Race del 2019, ma non gli riesce e viene saltato via nel finale. Hanno deciso di perdere Van Aert e Alaphilippe (forse un po’ sulle gambe?), che erano rimasti soli e che comunque questa corsa l’hanno già vinta.

Ma soprattutto, hanno deciso di perdere le tre squadre che avevano due uomini. Tutte e tre con un uomo lento e uno veloce. Perché Pidcock, Mohoric e Schachmann non hanno chiuso subito il buco e tirato la volata ai loro compagni di squadra? Forse Kwiatkowsky, a onor del vero, non è veloce come gli altri, ma avrebbe potuto provare ad anticipare la volata. E comunque anche lui questa corsa l’ha già vinta.

Mi metto nella testa di Sbaragli:”Sarò sfavorito in volata, ma quando mi ricapita di giocarmela qui con questi?” Mi metto nella testa di Sagan:”Dopo tanti anni in cui mi controllano eccomi qui, con un mio compagno di squadra, a giocarmi la volata.” Invece no, tutti a ruota ad aspettare qualcosa che è evidente che non accadrà mai. Per non far vincere, forse, la corsa a uno dei favoriti, decidiamo di perderla sicuramente.

Una logica che uno sportivo già fatica a comprendere alla quinta tappa del Tour dei Quartieri, ma che diventa assurda parlando di una classica monumento. Vabbè, sarà per l’anno prossimo.

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